Stili di punteggiatura: il punto

L’annoso problema se mettere o meno una virgola ha sempre inficiato la mente di ogni scrittore. Ho letto di tanti che hanno rimuginato a lungo su una virgola messa e poi tolta per far tornare al meglio una frase. Ed è capitato anche a me numerose volte: prima la metti e pensi di aver trovato il senso giusto, poi la togli e credi vada bene così, poi pare una merda e solo rimettendola credi di aver fatto un capolavoro. Deliri della scrittura.

Raymond Carver è uno dei miei scrittori preferiti. Era per le frasi corte, che per lui erano l’unico modo di scrivere correttamente per fare tornare le cose e mantenere l’attenzione del lettore. Punti più che virgole insomma. Ultimamente ho letto Margaret Atwood, un genio, che però scrive con frasi al limite del possibile per quanto sono lunghe.
In questi giorni sto leggendo invece Saramago, che della punteggiatura fa il cazzo che vuole: mette un punto ogni tre pagine, usa le virgole come fossero punti, non va mai a capo e non usa nemmeno virgolette o uncinate per i dialoghi. Eppure tutto è comunque comprensibile.
Ecco la dimostrazione che non bisogna attenersi per forza a rigide regole per scrivere, e che si può utilizzare la punteggiare come si vuole, purché il tutto abbia un senso.

Un contesto che da ossessivo compulsivo mi ha sempre fatto dannare è la mancanza del punto alla fine delle frasi dentro un dialogo. Ecco un esempio:

“Ci vediamo domani, appena il sole sarà sorto” disse Anerol.

Per quale motivo la frase detta da Anerol non dovrebbe avere il punto? E’ vero che la frase finisce con l’ultima sentenza in cui lo scrittore fa capire chi ha parlato. Ma se mettiamo il punto alla fine di più frasi all’interno di un dialogo, perché non dovremmo metterlo alla fine? Altro esempio:

“Per oggi abbiamo finito. Ricordate di esercitarvi da soli” disse Anerol.

La prima breve frase finisce con un punto, la seconda no. Per quale motivo? Eppure la protagonista ha finito la sua frase e si dovrebbe capire che l’ha conclusa. Vale lo stesso per la prima frase. Cosa diremmo se non ci fosse il punto alla fine della prima frase? Rimarremmo sgomenti no? Non comprenderemmo nemmeno correttamente le frasi del suo discorso. Per quale motivo l’ultimo punto di un dialogo non deve essere posto all’interno delle virgolette o uncinate?
Personalmente preferisco scrivere in questo modo:

“Per oggi abbiamo finito. Ricordate di esercitarvi da soli.” disse Anerol.

Sono sottigliezze. Forse la maggior parte dei lettori neanche si accorgerebbe di queste differenze. Ma personalmente trovo più corretto questo modo di scrivere. L’ultimo punto all’interno del dialogo decreta la fine della frase detta dalla protagonista. L’ultimo punto della frase esprime la conclusione della stessa.
Ci sono dialoghi in cui due persone parlano tra loro ed è chiaro chi sta parlando, nonostante il discorso passi da una persona all’altra, e lo scrittore non ha bisogno di riportare chi ha appena pronunciato una frase. In questi casi il punto di fine frase viene posto all’interno del dialogo, così:

“Ci vediamo domani, appena il sole sarà sorto.”

Questa volta al punto di fine dialogo viene resa giustizia.
Ho sentito tanti pareri circa il perché e il per come bisognerebbe utilizzare il punto come siamo di solito abituati a fare. E’ probabilmente una questione di stile. Ma se è vero che lo stile è soggettivo, allora ognuno di noi può utilizzare quello che preferisce. Certo, la scrittura dovrà comunque essere ben comprensibile.

Mi piacerebbe ascoltare pareri diversi e motivazioni per cui un metodo dovrebbe essere meglio o peggio di un altro. E di quanto questo si pensi possa effettivamente inficiare la lettura. Nel mentre non posso fare altro che rimanere più attaccato alla mia idea di utilizzo del punto. Detto da un ossessivo compulsivo si intende.

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