Clack. La serratura scattò ancora una volta. Alexis spinse leggermente la porta in avanti per assicurarsi che fosse riuscito ancora una volta a scassinare la porta della cucina e rimise in tasca il suo chiavistello improvvisato.
“Sei fenomale! Ma come fai?” gli chiese Lukas con un sorriso che lasciava già trasparire tutta la gioia per la scorpacciata che avrebbero fatto.
“Sento il rumore degli ingranaggi io. Siamo un tutt’uno io e le serrature”. Alexis si dava arie per essere riuscito, ancora una volta, a scassinare la porta della cucina dell’orfanotrofio. I due ragazzini erano ormai maestri nell’intrufolarsi una volta al mese nelle cucine per placare i morsi della fame che le porzioni delle suore lasciavano loro. Erano soliti prendere altro cibo per sfamare i più piccoli dell’orfanotrofio. Si guardavano bene dal farsi scoprire non solo da Emos, il caporale dell’orfanotrofio, ma anche dai ragazzi più grandi. Arcket, Malino e la loro banda li avevano scoperti e pestati più di una volta e avevano rubato loro il cibo. Non avevano capito ancora come facessero a procurarsi quelle razioni in più, ma il segreto era valso qualche labbro rotto e qualche ammaccatura sui fianchi.
Alcuni topolini scapparono subito sotto i banchi della cucina non appena la luce baluginante della loro piccola torcia entrò insieme a loro, illuminando la sala. Ogni bene degli dèi era presente su quei tavoli e scaffali. C’erano pane nero, farine, formaggi, prosciutti e chissà cos’altro che quelle maledette suore tenevano solo per loro invece che distribuire ai ragazzi dell’orfanotrofio. Una volta entrati Lukas ebbe già individuato un pentolone con un avanzo di zuppa di fagioli. Trovò del pane che non era duro e secco come quello a cui erano abituati, ma croccante, morbido e ancora si sentiva il profumo del lievito. Doveva essere stato sfornato solo la mattina precedente. Salì su uno scranno e lo tocciò nella zuppa, sporcandosi le maniche del pigiama fino all’avambraccio per via della grandezza della pentola. La zuppa colante e il pane croccante incontrarono il suo palato e subito sentì il freddo boccone. Era la cosa più buona che avesse mangiato nell’ultimo anno.
“Dai Lukas!” bisbigliò con fermezza Alexis, “Non abbiamo molto tempo: tira fuori il sacco e ricordati di prendere solo cose che sono presenti in abbondanza, altrimenti se ne accorgeranno… Oh cavolo! Guarda qua Luk! Una torta di mele! Una torta di mele!” Alexis non riusciva più a frenare la sua gioia ed ora era lui a dover essere contenuto. I due ragazzini scostarono lo strofinaccio che copriva in gran parte la torta, dalla quale mancavano circa 3 fette. Il profumo li avvolse ghermendo i loro sensi con sentori di zucchero, limone, mela e cannella.
“Deve essere stata preparata per la merenda con l’ufficiale che è venuto oggi” sentenziò convinto Alexis.
“Cavolo, se la prendiamo se ne accorgeranno, non possiamo.” Lukas era dubbioso. “Ne prendiamo un paio di fette e la facciamo cadere per terra? Penseranno che sono stati i topi e non si accorgeranno che ne manca”.
“No sarebbe uno spreco inutile di cibo e un rischio troppo grosso. Rinunciamo alla torta Lukas: ne prendiamo solo una piccola fetta per la dolce Nit e così non se ne accorgeranno. Che dici?”
“Ok, hai sempre la soluzione tu!” Lukas era compiaciuto di avere al fianco un amico così abile e in grado di trovare sempre una soluzione a tutto.
Alexis prese un grande coltello che era poggiato su uno dei banchi da cucina. “Taglio io, me ne intendo di coltelli.”
“Mica per tagliare torte.”
“Mphf…”
Alexis tagliò una fettina sottile. La torta era compatta ma morbida e al solo targliarla i due ragazzi avevano già l’acquolina in bocca. Alexis guardò Lukas… “Fettina anche per noi?”
“Assolutamente!” rispose Lukas. Con un ghigno avido di sapore Lukas prese le fette e già stava per mangiare la sua, quando Alexis lo fermò. “No! Mangiamola insieme a Nit, sarà contenta”. Lukas vide svanire il suo piacere nelle ragioni inconfutabili di Alexis.
“Ci saranno pandolci in quei cesti lassù?” Alexis scrutava i piani alti della cucina incuriosito.
“Non credo” disse sconsolato Lukas mentre continuava a riempire il suo sacco di pane raffermo e alcuni vasi di latte acido.
“Lo scopriamo subito” Alexis cominciò ad arrampicarsi sui banchi con grande disinvoltura e puntando i piedi contro alcune credenze riuscì a curiosare dentro i cesti. “Non vedo bene, passami la torcia” Lukas gliela allungò “Andiamo Alex, è troppo tempo che siamo qui, non mi piace”
“Cracker speziati!” E ne tirò giù uno a Lukas, che senza pensarci troppo lo divorò scrocchiandolo. Era un’esplosione di sale e spezie per il ragazzo, che mai aveva sentito un companatico così saporito. “Sono buonissimi. Guarda se negli altri cesti ce n’è in abbondanza e riempi il tuo sacco con quelli”. Alexis riempì il suo sacco e con un paio di balzi felini fu di nuovo al fianco di Lukas senza fare alcun rumore. I due si guardarono soddisfatti sorridendo. Fecero ancora una perlustrazione in quella zona della cucina, ma il forno era vuoto, così gli scaffali vicini e i cassetti di alcuni banchi. Alexis trovò dei cesti umidi con alcune mele e infilò velocemente nel sacco anche quelle. Poi fece cenno al compagno che acconsentì e i due si diressero fuori dalla cucina. Alexis riuscì a chiudere la porta con la stessa facilità con cui l’aveva aperta. Sacchi in spalla i ragazzi si diressero guardinghi verso i dormitori. Ad ogni angolo Alexis avanzava per primo e tendeva le orecchie per capire se ci fosse qualcuno nel corridoio adiacente. Ad ogni via libera Lukas lo seguiva e senza incontrare nessuno arrivarono al corridoio grande nei cui lati c’erano le porte ai vari dormitori.