«Le persone si credono buone, ma non si conoscono Ermeth, credimi quando te lo dico.»
«Come puoi dirlo Carl? Non si può mai sapere cosa c’è dentro un uomo.»
«Non fraintendermi: credo alcune persone siano effettivamente di animo buono, mentre altre sono marce dentro. C’è però confusione nella capacità di discernimento tra bene e male. La maggior parte di loro è abituata a pensare di essere buona e che i cattivi siano gli altri. È un pensiero partorito da egocentrismo e differenze culturali e sociali. La conoscenza e l’intelligienza emotiva contribuiscono all’incasellamento che riservano a loro stessi.»
«Stai generalizzando.»
«Affatto! Si tende a pensare che il bene e il male siano dei concetti filosofici o delle azioni concrete, ma è tutto un inganno. Ciò che sono, in ogni loro sfaccettatura, è semplicemente emozione, sentimento. E considerando questo si può comprendere come ciò che per alcuni è bene per altri è male e viceversa.»
«Non so, non ti seguo, ma non credo di essere d’accordo. Come può il bene essere male e viceversa?»
«Ciò che sto per dire non è per tutti e potresti prendermi per pazzo, ma se seguirai il mio ragionamento capirai che ciò che dico è vero. È importante tenere la mente aperta ed essere disposti ad accettare che ciò che si credeva fino a un determinato momento era sbagliato. Tanto il mondo non cambia anche se le nostre idee non corrispondono a verità.»
«Sai che sono sempre ben disposto ad ascoltare i tuoi ragionamenti. E sono capace di cambiare idea. Ti ascolto.»
«Prendi questo esempio: un uomo prova piacere a fare male agli altri uomini. Le sue azioni saranno bene o male?»
«Male ovviamente, come può il male fatto a qualcun’altro essere in qualche modo bene?»
«Può esserlo, come ti dicevo, se guardiamo le emozioni e non le azioni. Se quest’uomo prova emozioni positive facendo il male, allora per lui questo sarà bene no? Chi subisce questo male prova emozioni negative, ma chi lo perpretra le prova positive, quindi per lui quel gesto corrisponde a un’emozione, che sarà senz’altro positiva.»
«Ma che stai dicendo? Ragionare così non ha senso! Fare il male a qualcuno deve essere considerato male in maniera assoluta. Non si può guardare alle emozioni che prova il soggetto che fa il male solo perché, affetto da qualche malattia mentale, prova un’emozione positiva inficiando gli altri. Mi aspettavo tu mi facessi cambiare idea con discorsi e ragionamenti che avessero un senno e non con discorsi folli!»
«Amico mio, tu continui a ragionare come dicevo all’inizio della nostra discussione. Non ti lasci alle spalle i concetti assorbiti crescendo in questa società. Eppure ciò che ho dettto può essere applicato anche a comportamenti che teniamo persino io e te: nel nostro inconscio siamo incansapevoli di questo, proprio perché tendiamo a volerci vedere come persone buone, che non fanno il male. In questo modo il nostro senso di colpa e il rispetto che abbiamo verso noi stessi, possono rimanere vestiti di un’ideologia che ci lascia vivere tranquilli, ma non corrisponde a verità.»
«Stai farneticando. Io non credo di essere il più buono degli uomini sulla terra, ma sono convinto di non fare del male a nessuno nel mio piccolo. E non solo, se facessi male a qualcuno lo saprei bene, non sono così stolto!»
«Dici? Sei così convinto? Ti mostrerò come anche io e te siamo propagatori del sentimento male e di fatto facciamo il male tutti i giorni.»
«Questa è bella. Voglio proprio vedere come argomenterai questo pensiero folle!»
«È presto detto. A entrambi piace lo spezzatino dell’Osteria di Arianna, giusto?»
«Certo, è il migliore di tutta la città. Carne tenerissima e un sugo che solo Arianna sa fare.»
«Perfetto, concordiamo sulla bontà dello spezzatino. Ma non è questo il punto. Io e te proviamo emozioni positive mentre mangiamo lo spezzatino, soprattutto quando c’è il pane fresco col quale raccogliere il sugo vero?»
«Oh, il pane fresco del forno di Armandino! Un’accoppiata sublime.»
«Già, davvero una prelibatezza. Cose semplici, ma incredibilmente gustose. Quindi io e te consideriamo quella carne un’emozione positivia. Ma quali emozioni pensi che abbia provato l’animale che è stato allevato e ucciso per quella carne? Non è male quello, come consideravi nel mio esempio di prima? Eppure quel male ha permesso a noi di provare il gusto della carne dello spezzatino di Arianna. Siamo quindi inconsapevoli che l’emozione che proviamo mangiando quello spezzatino, che per noi corrisponde al bene, è in realtà male per l’animale che ha subito la sofferenza dell’allevamento e la violenza della sua morte.»
«Ma che vai dicendo, gli animali sono fatti per essere mangiati. E più li cuciniamo bene e più saranno buoni.»
«Lascia andare i pensieri che sei abituato a vivere in questa società. Dimenticali e prova a concentrarti semplicemente su una creatura che, indipendentemente da ciò che tu credi essere il suo scopo su questo mondo, soffre durante la sua vita e la sua morte. Il tutto perché tu possa provare un’emozione piacevole, quindi benevola, quando lo mangi. Voglio spingermi oltre e fare un ragionamento per assurdo. Uno stupratore prova emozioni positive quando stupra una donna giusto? Ma mentre per lui è un bene per lei è un male. È quindi il punto di vista che delinea se un’azione è bene o male? Certo che no. Ma non possiamo ignorare che le emozioni che vengono a crearsi nel mondo in cui viviamo nel momento che avviene uno stupro, l’uccisione di un animale o mentre si mangia uno spezzatino, siano tutte relazionate dal punto di vista: chi prova il bene, che quelle azioni comportano, non si interessa del male che subiscono coloro che si trovano dal lato sfortunato della situazione. È tutto molto relativo. Inorridiamo pensando che qualcuno possa credere che in uno stupro ci possa essere un’emozione positiva, eppure lo stupratore la prova con grande probabilità. Nonostante questo non siamo disposti ad ammettere che non siamo molto differenti da lui quando uccidiamo altre creature per provare gusto nel mangiarle. Soprattutto considerato come vengono allevate e uccise oggigiorno. E non è nemmeno lotta per la sopravvivenza. Tendiamo a stupirci del male altrui, chiedendoci come sia possibile. Ma non vogliamo essere i protagonisti del male che perpetriamo noi, trovando scuse per uscire da un’immagine di noi stessi che non ci piace per niente.»
meglio sostituire l’esempio dello stupro con uno di rapina. semplifica i discorsi altrimenti risulti noioso e prolisso.